Perugia è una città affascinante: il paesaggio, il clima, la gente, la cultura, la rendono una delle mete più attraenti del mondo. Il calcio a Perugia non è una priorità, ma una passione; per questo, all’inizio degli anni ’70 l’imprenditore pugliese Franco D’Attoma, giunto molti anni prima in Umbria, decide di aprire una pagina storica del calcio italiano. Spinto da alcuni consiglieri comunali e per ricambiare l’affetto ricevuto dalla sua città d’adozione, acquisisce l’A.C. Perugia che naviga nei bassifondi della serie B.
D’Attoma che si autodefinisce “ignorante di calcio”, ingaggia l’esperto Silvano Ramaccioni, nel ruolo di general manager e il giovane Ilario Castagner come allenatore di una squadra composta da ragazzi giovani e semisconosciuti. Questo triumvirato porrà le basi per la costruzione del “Perugia dei miracoli”.
In poco tempo, una società in difficoltà diventa un perfetto modello di gestione tecnica ed amministrativa, raggiungendo nel 1975, la prima storica promozione in serie A.
Le prime tre stagioni nella massima serie si chiudono brillantemente; gli uomini di Castagner non vanno mai al di sotto dell’ottavo posto (addirittura sesti nel ’77), ma il bello verrà nella stagione 1978-79.
Quell’anno il Perugia realizzerà un record mai conseguito prima: imbattuto per tutto il campionato!
I ragazzi di Castagner vincono 11 partite, pareggiandone 19 e tengono testa per tutta la stagione al grande Milan di Albertosi e Rivera in cui quell’anno esplode il giovane libero Franco Baresi.
Il Perugia pratica un bel calcio, aggressivo e votato all’attacco, dove anche centrocampisti e difensori partecipano all’azione offensiva. La spina dorsale è costituita dal libero Frosio, capitano e pilastro degli umbri dai tempi della serie B, dal rude ma efficace stopper Della Martira e da Vannini, regista del centrocampo e giocatore dai piedi buoni, a dispetto dell’alta statura. La fantasia e la vivacità sono garantite dalla giovane ala destra Salvatore Bagni e i gol dal centravanti Speggiorin.
Il segreto del Perugia non è soltanto il bel gioco messo in campo da un gruppo di ragazzi giovani e poco abituati a grandi palcoscenici, ma anche la serenità e l’umiltà di un ambiente nel quale lottare per lo scudetto contro i giganti del Milan non fa perdere tranquillità a calciatori, dirigenti e tifosi.
La realtà che si vive in città è assolutamente fuori dall’ordinario: a Pian di Massiano, periferia di Perugia, al campo di allenamento dei ragazzi di Castagner, vanno al massimo 15-20 tifosi e il clima è sempre sereno e disteso.
E’ un ambiente completamente diverso da quello che si penserebbe, immaginando una squadra ai vertici del campionato; si racconta che i giocatori rifiutino di firmare autografi ai propri giovani tifosi, non per snobismo, ma come atto di umiltà: loro non si considerano divi, ma semplicemente ragazzi più fortunati di tanti altri, specie in una realtà sociale particolarmente difficile come quella degli anni ’70. Un’altra leggenda di quei tempi, narra che la maga Giuseppina, notissima in città, abbia predetto fortuna e vittorie per quella squadra che porta i colori biancorossi, come quelli della Polonia, patria del nuovo Papa Giovanni Paolo II.
E’ una realtà da fantacalcio, sia per quei tempi, sia, soprattutto, se paragonata ai nostri tempi, nei quali la schizofrenia degli umori fa impazzire intere città per una vittoria e le fa deprimere alle prime avversità.
Il sogno del Perugia è così affascinante che potrebbe materializzarsi a sei giornate dalla fine di quel magico campionato 1978-79: il Milan, primo con due punti di margine sugli umbri, scende a Perugia.
E’ l’8 aprile 1979, tutta la città sogna l’aggancio al Milan e la folla gremisce lo stadio “Renato Curi” (intitolato all’indimenticabile centrocampista perugino, deceduto nel ’77, per un arresto cardiaco durante la partita con la Juventus). La fortuna però non aiuta gli umbri che quel giorno devono fare a meno di due uomini importanti come Frosio e Vannini, infortunati già da qualche settimana.
I rossoneri, più tecnici ed esperti, riescono ad uscire imbattuti dal Curi: il risultato finale sarà 1-1, con due rigori in apertura, realizzati da Chiodi per il Milan e da Casarsa per il Perugia.
Dopo quel pareggio, i milanesi sapranno gestire al meglio il pur piccolo vantaggio, vincendo il campionato con tre punti di vantaggio sugli umbri e festeggiando lo scudetto della stella, nell’ultima stagione da calciatore del loro simbolo Gianni Rivera. Ma nulla potrà mai intaccare l’incredibile record di imbattibilità di quel Perugia (eguagliato solo 13 anni dopo dal Milan di Capello); gli umbri chiudono al secondo posto (oggi andrebbero direttamente in Champions League!), ma sono i vincitori morali di quella stagione.
La competenza di D’Attoma, Ramaccioni, Castagner e l’umiltà di una città diedero corpo a un magnifico sogno: il Perugia dei miracoli.
mercoledì, novembre 11, 2009,
Anonimo
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